Archivio mensile:luglio 2012

giovedì 26 luglio: 33ore

Nonostante spesso ci si riferisca a lui come ad un cantautore singolo, uno di quelli che prendono la chitarrina nella cameretta e guardano il muro a bocca aperta pensando un giorno sì e uno no “Boia Deh, il mondo sta per finire e io non ho più voglia di me stesso”, 33Ore è in realtà un gruppo formato da due persone: Marcello e Il Petruzzi. Questi due individui sono spesso in conflitto tra loro e danno vita a infinite discussioni sul senso dell’essere e del non essere, si picchiano, si piacciono, si salutano e non si vedono per mesi, minacciano a turno di sciogliere la band ma alla fine tornano sempre. Per fortuna. Perché 33Ore è una bella cosa, forse uno dei migliori progetti di canzone d’autore italiana in italiano all’americana. Probabilmente ciò accade perché 33Ore è un enigma anche per se stesso. Chiude la stagione estiva di musica sigillata giovedì 26 luglio alle 20.00, sempre al Caffè Rubik di Via Marsala 31/d. Noi si pensava di fare nevicare. Edoardo era scettico. Intanto è venuto freddo.

Se vuoi sapere più cose su 33 Ore, conserva QUESTO biglietto che mi hanno dato al casello.

 

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mercoledì 18 luglio: ED

Premesso che devo assolutamente procurarmi uno schiavo che faccia per me cose che io non ho il tempo di fare, mi scuso con ED per il poco tempo che riusciremo a dedicare alla pubblicità del suo concerto di mercoledì 18 luglio a musica sigillata. Ecco. “Ed” è una congiunzione che alle elementari ti insegnano ad usare quando tu vorresti usare la congiunzione “e” però dopo c’è una parola che comincia con una vocale e quindi suona un po’ male, come se avessi in bocca il cotone che il dentista ti mette quando ti deve togliere un molare. Però c’è anche da dire che i tempi sono cambiati e io, e allora, e adesso, e andiamo, e ED ha suonato davvero in tanti posti, ha fatto un bel disco e un bell’EP prodotto da Beatrice Antolini e mi sembra che sia un cantautore che – se avete tempo – sarebbe utile venire ad ascoltare. Perché poi, la settimana prossima facciamo festa e chiudiamo in bellezza. Siateci dalle 19.45. Lui suona alle 20.00. Al CAffé Rubik di Via Marsala 31/d.

Guarda, mamma, qua sotto c’è un fringuello che scava buche.

Ed è un cantautore, ma è anche un trio. Ed è italiano, ma canta in inglese. Ed, nel 2010, ha fatto un disco bello bello bello, ma se ne sono accorti in pochi. S’intitola A quick goodbye, è in free download e comprende 14 tracce morbidamente pop, dipinte a tinte pastello da degli arrangiamenti molto armoniosi. Ed suona un po’ tutto: il piano, l’organo, l’armonica, il basso e la batteria e, se si tende l’orecchio, all’interno del disco 3 volte bello si sentono tutti ma nessuno a sovrastare la chitarra acustica che la fa da padrona e catapulta l’ascoltatore davanti a un falò sulla spiaggia.  Non pago di tutto ciò, Ed ha appena inciso un nuovo ep intitolato Lights ON Lights OUTche ci è piaciuto forse più del disco. Tre sole tracce sotto la direzione artistica di Beatrice Antolini, per portarci per mano dalle atmosfere ovattate del pop acustico di Down the shade al rock elettrico e grintoso diZombie my dear. A fare da trait d’union tra le due sponde di questo lavoro c’è la splendida Your symphony, un crescendo di rabbia scandito da tamburello e charleston, in cui chitarra acustica ed elettrica duettano senza mai sopraffarsi e lasciando il giusto spazio al graffiare delle liriche.

La ricchezza strumentale di A quick goodbye cede il passo ad arrangiamenti meno affollati ma molto incisivi, che lasciano intravedere una linea evolutiva più scarna e marcatamente live che promette bene.

Ed è in giro con il suo trio a supporto di alcune delle principali indie band italiane. Vi suggeriamo di cercarlo e andarlo a vedere. Noi aspettiamo con ansia il prossimo passo di questa bella scoperta.

(DANCE LIKE SHAQUILLE O’NEAL, november 15th 2011)

sabato 14 luglio: bungalow 62 @ bagno rubik, mar sala

Non so dove l’ho letto ma è chiaro che ho sbagliato. Ah, ecco. A fare le cose in fretta, alla fine si commettono errori. Anche se sarebbe bello, Paolo Forlì non è di Forlì ma di San Benedetto del Tronto. Quindi, ho sbagliato. L’ho fatto nascere nel posto sbagliato. Però, insomma, che ce ne frega a noi. Quello che conta è che i REM si sono sciolti, che i Cure presto smetteranno di fare concerti perché Robert Smith ha detto che si vuole pettinare e che Bungalow 62, sabato 14 luglio sarà a musica sigillata. Comincia alle 20.00. Minuto più, minuto meno. Poi, in tutta onestà, abbiamo fatto questo ragionamento. Siamo quasi certi che in un sabato di metà luglio, a Bologna, ci siano solo strade di asfalto rovente attraversate nelle parti all’ombra da cani con la lingua di fuori. Però abbiamo anche pensato che magari chi resta a Bologna, anziché contorcersi sulla sedia di plastica alla quale lasciare attaccati brandelli di pelle bianca, potrebbe avere piacere di denudarsi per strada e sperimentare questa splendida sensazione di ritrovarsi in un’improbabile spiaggia semi-libera di cemento armato sotto al portico di una strada che diventa il Mare. Ecco perché ci siamo inventati..

MAR   SALA

Si è perso il bambino Luca. Il bambino Luca aspetta i genitori presso il chiosco dei gelati. Con le pinne, il fucile e gli occhiali, siamo tutti killer potenziali. Famiglie, amici, coppie di fatto e gente scaricata amante dell’orrido, il Bagno Rubik, con l’incosciente benestare dei vicini Il Mondo in una Spiaggia, La Bottega della Canicola e La Libreria Musicale di Edoardo Vianello feat. Rita Pavone, invita tutti sabato 14 luglio in gita sul Mar Sala. Dress code, costume da bagno possibilmente retrò, zoccolo duro, epidermide bianco filetto di platessa e fisico imbarazzante puntuale all’appuntamento con la prova bitume, per sostare sulle sdraio e sui lettini sotto gli ombrelloni di uno stabilimento temporaneo, in attesa e durante il concerto del quanto mai pertinente Paolo Forlì, alias Bungalow 62. E’ gradita, come al solito, la compilation al sacco, in questo caso rigorosamente a tema Mare anni 50-60-70-80. Che insieme fa 260 ed è il formidabile girovita del bagnino-poeta dialettale-artista contemporaneo esponente dell’imbianchismo Skiazza. Potrete immergere i piedi nelle limpide acque delle piscine gonfiabili di Mar Sala, che negli ultimi 5 minuti ha ottenuto per ben 10 volte consecutive la bandiera blu, grazie al gemellaggio con Casalborsetti – che ha fornito le alghe assassine – e Fukushima – che garantisce il sole fino a mezzanotte e un quarto. Potete venire quando volete. Anche già alle 18.00, per godervi un soundcheck leccando maliziosamente un ghiacciolo di quelli che piacciono a grandi e piccini. Portatevi la settimana enigmistica e Cronaca Vera. Sarà bello. Forse.

Comunque, Bungalow 62 è in fondo a quella strada che porta alle docce. Bravo. Esatto. Lì.

Innamorarsi al primo ascolto. Improvvisamente. Inaspettatamente. I cantautori italiani più bravi popolano l’underground, il sottobosco, quasi in silenzio, senza prime pagine e isterismi di massa. Paolo Forlì (aka Bungalow 62) appartiene a questa categoria. Da salvaguardare e amare. Paolo ha girato mezzo mondo, ha seguito l’istinto e la passione, ha codificato la sua cifra stilistica. Ha scoperto territori e isole felici. Con la complicità fondamentale di Mattia Coletti ha creato un’opera cristallina.(nerds attack su “Snowy teeth drive”) Trame acustiche essenziali, pochi accordi, assai spesso arpeggiati con qualche incursione di batteria, sostengono melodie sussurrate, rilassate e rilassanti, che alla malinconia prediligono sovente intima leggerezza. (indie zone su “Snowy teeth drive”) Paolo Forli’ ( aka Bungalow 62) nasce a San Benedetto del Tronto nel 1967, studia violino fino all’adolescenza fino a quando non si innamora di Lou Reed, lascia il violino e compra una chitarra. Collabora con Emidio Clementi ai tempi dell’università , ma poi decide di scappare lontano dove nessuno parla la sua lingua. Così’ ci sono gli Stati Uniti, le amicizie con i barboni di San Francisco, l’intervista a Kurt Cobain al Warfield e le preghiere sulla tomba di Elvis. E poi l’Irlanda, Parigi, la Thailandia.. Bungalow 62 è una minuscola casetta in legno situata nel city camping di Mora, in Svezia. In quel luogo è nato “Snowy Teeth Drive”, il primo album di Paolo Forli’ uscito nel 2010, compendio di foreste, amori, cucine ed arti varie tradotto su chitarre acustiche e poco altro, registrato e prodotto ad Ancona con l’aiuto di Mattia Coletti ( collaboratore di Xabier Iriondo, Afterhours). A distanza di un anno e mezzo il suo percorso continua con “Mad, bad, dead”, 8 tracce registrate e prodotte nel sotterraneo di casa sua, a San Benedetto del Tronto. Influenzato dagli ascolti della vecchia e della nuova generazione di songwriter folk americani e dai suoi lunghi soggiorni in giro per il mondo, Bungalow 62 riesce a stupire per la sua forte personalità, il suo non prendersi mai sul serio mentre ci sussurra storie pregne di malinconia e cruda vita urbana con una sinuosa intimità lo-fi. Ma parlare della musica di Bungalow 62 non è un impresa facile. E’ un po’ come quando arrivati in cima ad una collina ci si guarda intorno e ci si sorprende. Una danza di donne cinesi che si nascondono dietro gli armadi quando arriva la luce. Passeggiare scalzi sull’erba piena di brina, all’alba, senza saper bene dove andare.

venerdì 6 luglio: G-FAST

Di G-Fast, in rete, girano immagini un po’ strane, tipo lui che salta con la bombetta e le scarpe da tennis in mezzo al cielo blu. Poi ce n’è un’altra in cui c’è lui con la tastiera di un computer e le corna di un bisonte e io – quando ho visto queste due cose insieme – mi sembrava una Harley Davidson, che è una moto che guidava anche il fidanzato di mia cugina e tutti lo chiamavano il vichingo ma poi lui si è riscattato diventando un noto artista muscoloso molto bravo. Ad ogni modo, G-Fast suona la chitarra con tre corde e questo già me lo fa rispettare molto. Arriva a Musica Sigillata, il 6 luglio, nella settimana in cui io già oggi – che è lunedì – vorrei morire. Venite tutti a vederlo, amici, perché lui è bravo. Siateci. Al Rubik. Via Marsala 31/d. Alle 20.00. No, dai venite prima, così facciamo due chiacchiere.
Ce lo manda La Fabbrica. La foto che ho rubato è di Marco Monesi.

Qui c’è la capra sotto la panca.

“G-Fast: Tre corde e molte idee Una vecchia chitarra acustica con sole tre corde, una pedal board equipaggiata con vari pedali per creare, incastrare e sovrapporre geniali ed insistenti loop ritmici, un pizzico di elettronica e grande bravura alla slide. Sono queste le armi di G-Fast, apprezzato chitarrista e produttore della scena musicale milanese che presenta questo nuovo ed originale progetto solista. Per presentarsi da soli in scena con queste poche armi ci vuole audacia, fantasia e bravura, tutti elementi che evidentemente non gli mancano: il groove e le sonorità che ne vengono fuori sono sorprendenti per quanto riescono a richiamare in egual misura la più antica tradizione blues, che va da John Lee Hooker a R.L. Burnside e Seasick Steve, le intuizioni rock dei Rage against the machine e Jimi Hendrix e le atmosfere ipnotiche più moderne e rarefatte che richiamano alla mente Moby e Kruder&Dorfmeister sopratutto nei groove ritmici.Tutto questo emerge chiaramente sia dai brani originali che dalle rivisitazioni di brani celebri, come ad esempio Shout (Tears or Fears), che nell’ingegnoso trattamento di G-Fast è letteralmente reinventata in una sorta di ossimoro industrial-acoustic. Un progetto coraggioso che nell’attuale scena musicale live, spesso appiattita su prevedibili ed ormai incanutite cover-band, spicca per l’originalità e la voglia di creare qualcosa di nuovo.Il 18 dicembre e’ uscito il suo primo disco come prova solista “Dancing with the freaks” (el mariachi studios production) che presenta live immerso in una scenografia da circo itinerante con effetti speciali.Spettacolo da ascoltare e guardare”.