sabato 14 luglio: bungalow 62 @ bagno rubik, mar sala

Non so dove l’ho letto ma è chiaro che ho sbagliato. Ah, ecco. A fare le cose in fretta, alla fine si commettono errori. Anche se sarebbe bello, Paolo Forlì non è di Forlì ma di San Benedetto del Tronto. Quindi, ho sbagliato. L’ho fatto nascere nel posto sbagliato. Però, insomma, che ce ne frega a noi. Quello che conta è che i REM si sono sciolti, che i Cure presto smetteranno di fare concerti perché Robert Smith ha detto che si vuole pettinare e che Bungalow 62, sabato 14 luglio sarà a musica sigillata. Comincia alle 20.00. Minuto più, minuto meno. Poi, in tutta onestà, abbiamo fatto questo ragionamento. Siamo quasi certi che in un sabato di metà luglio, a Bologna, ci siano solo strade di asfalto rovente attraversate nelle parti all’ombra da cani con la lingua di fuori. Però abbiamo anche pensato che magari chi resta a Bologna, anziché contorcersi sulla sedia di plastica alla quale lasciare attaccati brandelli di pelle bianca, potrebbe avere piacere di denudarsi per strada e sperimentare questa splendida sensazione di ritrovarsi in un’improbabile spiaggia semi-libera di cemento armato sotto al portico di una strada che diventa il Mare. Ecco perché ci siamo inventati..

MAR   SALA

Si è perso il bambino Luca. Il bambino Luca aspetta i genitori presso il chiosco dei gelati. Con le pinne, il fucile e gli occhiali, siamo tutti killer potenziali. Famiglie, amici, coppie di fatto e gente scaricata amante dell’orrido, il Bagno Rubik, con l’incosciente benestare dei vicini Il Mondo in una Spiaggia, La Bottega della Canicola e La Libreria Musicale di Edoardo Vianello feat. Rita Pavone, invita tutti sabato 14 luglio in gita sul Mar Sala. Dress code, costume da bagno possibilmente retrò, zoccolo duro, epidermide bianco filetto di platessa e fisico imbarazzante puntuale all’appuntamento con la prova bitume, per sostare sulle sdraio e sui lettini sotto gli ombrelloni di uno stabilimento temporaneo, in attesa e durante il concerto del quanto mai pertinente Paolo Forlì, alias Bungalow 62. E’ gradita, come al solito, la compilation al sacco, in questo caso rigorosamente a tema Mare anni 50-60-70-80. Che insieme fa 260 ed è il formidabile girovita del bagnino-poeta dialettale-artista contemporaneo esponente dell’imbianchismo Skiazza. Potrete immergere i piedi nelle limpide acque delle piscine gonfiabili di Mar Sala, che negli ultimi 5 minuti ha ottenuto per ben 10 volte consecutive la bandiera blu, grazie al gemellaggio con Casalborsetti – che ha fornito le alghe assassine – e Fukushima – che garantisce il sole fino a mezzanotte e un quarto. Potete venire quando volete. Anche già alle 18.00, per godervi un soundcheck leccando maliziosamente un ghiacciolo di quelli che piacciono a grandi e piccini. Portatevi la settimana enigmistica e Cronaca Vera. Sarà bello. Forse.

Comunque, Bungalow 62 è in fondo a quella strada che porta alle docce. Bravo. Esatto. Lì.

Innamorarsi al primo ascolto. Improvvisamente. Inaspettatamente. I cantautori italiani più bravi popolano l’underground, il sottobosco, quasi in silenzio, senza prime pagine e isterismi di massa. Paolo Forlì (aka Bungalow 62) appartiene a questa categoria. Da salvaguardare e amare. Paolo ha girato mezzo mondo, ha seguito l’istinto e la passione, ha codificato la sua cifra stilistica. Ha scoperto territori e isole felici. Con la complicità fondamentale di Mattia Coletti ha creato un’opera cristallina.(nerds attack su “Snowy teeth drive”) Trame acustiche essenziali, pochi accordi, assai spesso arpeggiati con qualche incursione di batteria, sostengono melodie sussurrate, rilassate e rilassanti, che alla malinconia prediligono sovente intima leggerezza. (indie zone su “Snowy teeth drive”) Paolo Forli’ ( aka Bungalow 62) nasce a San Benedetto del Tronto nel 1967, studia violino fino all’adolescenza fino a quando non si innamora di Lou Reed, lascia il violino e compra una chitarra. Collabora con Emidio Clementi ai tempi dell’università , ma poi decide di scappare lontano dove nessuno parla la sua lingua. Così’ ci sono gli Stati Uniti, le amicizie con i barboni di San Francisco, l’intervista a Kurt Cobain al Warfield e le preghiere sulla tomba di Elvis. E poi l’Irlanda, Parigi, la Thailandia.. Bungalow 62 è una minuscola casetta in legno situata nel city camping di Mora, in Svezia. In quel luogo è nato “Snowy Teeth Drive”, il primo album di Paolo Forli’ uscito nel 2010, compendio di foreste, amori, cucine ed arti varie tradotto su chitarre acustiche e poco altro, registrato e prodotto ad Ancona con l’aiuto di Mattia Coletti ( collaboratore di Xabier Iriondo, Afterhours). A distanza di un anno e mezzo il suo percorso continua con “Mad, bad, dead”, 8 tracce registrate e prodotte nel sotterraneo di casa sua, a San Benedetto del Tronto. Influenzato dagli ascolti della vecchia e della nuova generazione di songwriter folk americani e dai suoi lunghi soggiorni in giro per il mondo, Bungalow 62 riesce a stupire per la sua forte personalità, il suo non prendersi mai sul serio mentre ci sussurra storie pregne di malinconia e cruda vita urbana con una sinuosa intimità lo-fi. Ma parlare della musica di Bungalow 62 non è un impresa facile. E’ un po’ come quando arrivati in cima ad una collina ci si guarda intorno e ci si sorprende. Una danza di donne cinesi che si nascondono dietro gli armadi quando arriva la luce. Passeggiare scalzi sull’erba piena di brina, all’alba, senza saper bene dove andare.

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