Archivio mensile:giugno 2013

domenica 30 giugno: blackie drago

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Le tre fanciulle che vediamo qui immortalate in uno scenario bucolico, col capo graziosamente adornato da ghirlande di fiori che ci fanno pensare alla primavera e al Giardino delle Vergini Suicide (senza vergini), sono le Blackie Drago, un gruppo il cui nome deriva dal cattivissimo supercriminale acerrimo nemico dell’uomo ragno. Praticamente loro dovevano venire il 29 giugno ma poi la Conad – che le sponsorizza, fornendo loro una scorta illimitata di merendine a marchio Conad che imitano merendine di ben più prestigiosi brand – ha deciso che il 29 giugno c’è la gara di riempimento scaffali, alla quale loro devono assolutamente presenziare insieme a Mingardi per tagliare il nastro e cantare l’inno Conad, che dice “Viva la Conad”. Ecco. Io le ho viste al Covo una sera in cui la percentuale delle bionde sul palco era imbarazzante. Loro, che fanno una specie di shoegaze dream pop e altre cose di cui assolutamente non conosco il significato, erano perplesse ed allo stesso tempo preoccupate ma poi si è capito che avevano in testa il biliardino, la loro grande passione. In ogni caso, arrivano a Musica Sigillata domenica 30 giugno, dietro la vetrina del Caffè Rubik di Via Marsala 31/d, in uno di quei giorni che farà caldissimo e dentro alla fine c’è la nebbia ma in questo caso non il tipico odore di caprone muschiato, dal momento che loro sono donne e – come vuole la tradizione – superata la fase adolescenziale, tendono a gettarsi addosso ettolitri di profumi mediamente costosi ma comunque efficaci. Alle 20.00 o giù di lì ma molto meglio prima.

Se hai capito cosa voglio dire, mi vado a stendere due minuti sul divano di pezza.

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lunedì 17 giugno: pagliaccio

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Penso di non dire una cosa nuova quando affermo che i pagliacci sono una delle cose più spaventevoli che esistano sulla terra. Io mi ricordo che la prima volta che ho visto IT, quello con Tim Curry – del quale ricordiamo una brillante prova anche nell’indimenticabile versione dei Tre Moschettieri , con Charlie Sheen nella parte di Aramis, che invece nel cartone animato su Italia Uno alla fine era una donna, con sbigottimento degli eredi di Dumas – con Tim Curry irriconoscibile che prima fa delle facce da Tom e Jerry e all’improvviso ti guarda malissimo come se avessi toccato le tette alla sua ragazza e poi, fondamentalmente, ti uccide. Non so se è uno spoiler. Fatto sta che lunedì 17 giugno, incredibilmente a ridosso del concerto di Herself – il che la dice lunga sulle mie capacità organizzative (lascio fuori Isa, perché lei è una MILF e ha altro da fare) – il non cantautorato standard in chiave diabolica di Pagliaccio arriva a Musica Sigillata. Arriva in quel momento dell’anno in cui chi sta dentro muore asfissiato e chi sta fuori commenta la morte in diretta come un’opera concettuale, sorseggiando uno di quei cocktail con dentro l’oliva infilzata dallo stuzzicadenti e indicando al proprio vicino qualcosa di molto interessante, tipo “bella quella mosca di plastica del Butan. Apprezzala, te ne prego”. Ecco, insomma. Loro sono in tre. Voi invece sarete molti di più. Altrimenti, lui muore. Che post lugubre. Ore 20.00, ma anche molto prima, per favore, che sennò si fredda. Al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d.

Aspetta. Non scordare il cestino della merenda.

sabato 15 giugno: herself

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Se, per fare contento Schiazza, avessi voluto trascinare Mina a Musica Sigillata, avrei dovuto contattare manager e figli o figli manager, prendere più di un treno, andare in Svizzera, cercare la casa, suonare, picchiarmi con le guardie del corpo, comprare un megafono, un pezzo di stoffa di 16 metri e una bomboletta spray, scrivere uno striscione, organizzare un picchetto, farmi arrestare dalle forze dell’ordine per stalking e forse alla fine desistere. Ma ci avrei certamente messo meno tempo di quello che ho impiegato per riuscire a portare dentro al Rubik Herself. E non perché Gioele Valenti si neghi. Anzi. Lui è una persona molto carina e disponibile. Ma creare i presupposti per un viaggio dalla Sicilia a Bologna è davvero complicato. Sono praticamente due anni che ci proviamo. E abbiamo chiesto una mano a tutti. Alla fine qualcosa l’abbiamo ottenuta ed Herself sarà a Musica Sigillata sabato 15 giugno. Per chi non lo sapesse, l’anno scorso è uscito il suo quarto album, al quale ha partecipato, tra gli altri, Amaury Cambuzat degli Ulan Bator. Herself ha suonato nel Damo Suzuki’s Network, ha diviso il palco con Verdena, Dinosaur Jr., Giardini di Mirò e Jennifer Gentle e fa qualcosa a metà strada tra il pop-folk psichedelico e la canzone d’autore europea. Poi ieri stavo andando a suonare, col cartone dei vinili in braccio e ho scoperto che qualcuno mi era entrato in macchina, aveva abbassato il sedile del guidatore e mi aveva rubato tutti i cd e dei portachiavi, lasciando le chiavi. Tra questi, uno a forma di pecora nera, che per me non significava niente ma per chi mi ha aperto la macchina evidentemente sì. Che tu sia maledetto. E non presentarti sabato, alle 20.00 o giù di lì, al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d.
Se ancora non l’hai capito, avevo parcheggiato in fondo alla strada, vicino a quella colonnina per ricaricare le pile.

giovedì 6 giugno: ED

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Con Rosanna, abbiamo constatato che nella fase di preparazione dei concerti di musica sigillata – in quelle giornate che vedono Schiazza eclissarsi fino alla fine dei live perché è convinto che la sua presenza sia la causa principale dell’arrivo delle forze dell’ordine e quindi ha deciso che in quelle ore altrimenti di delirio e paura farà tutte le cose che non fa da dieci anni, tipo andare al cinema o riparare il rubinetto che goccia sangue – in quelle ore, la frequenza con la quale pronuncio la parola “allora” è nettamente superiore a quella standard. Lo dirò almeno 7 volte nell’arco di 3 minuti. Quindi, la settimana scorsa, le abbiamo segnate su un foglietto e dopo le prime quattro volte, ho cominciato a sostituire “allora” con “quindi” e “dunque”. Questo per dire che, come le parole che ritornano, anche certe persone ritornano. E per questo motivo, giovedì 6 giugnoEd torna a musica sigillata. Non so perché. Cioè, io so perché torna dopo avere suonato lo scorso anno. Non so perché lo abbia voluto lui ma comunque noi siamo contenti. Praticamente ha fatto questo disco nuovo, che si chiama “One hand clapping”, che è ispirato a Nine Stories di Salinger, il quale, come tutti sanno, è l’autore del Giovane Holden ed in assoluto uno degli uomini che si sono accostati a più religioni e/o teorie nella storia del mondo. Perfino a Scientology, prima ancora che nascesse. Fai tu. Comunque, ecco, il disco di Ed – alla cui vita su facebook mi sono molto appassionato, perché davvero posta una quantità impressionante di immagini relative alla sua storia d’amore, il che mi pare piuttosto romantico, se vogliamo interpretarlo come “evviva l’amore che sopravvive al nichilismo dell’epoca digitale” – è molto bello. E c’è persino un video in cui la gente mangia i bulloni e lui che sputa l’acqua. Ad ogni modo, è il primo ritorno di musica sigillata. Ripeto: giovedì 6 giugno, Caffé Rubik di Via Marsala 31/d. Alle 20.00, più o meno, ma tassativamente fino alle 21.00. E se arriva uno a concerto finito a dirmi “ma come, è già finito?” e io rispondo “sì, c’era scritto” e lui dice “l’ho letto ma pensavo fosse uno scherzo”, ecco, no, sarebbe meglio che non succedesse. Che io ho già tanti problemi.

Se mi passi la chiave inglese, ricordati che questa mano può accarezzare ma anche arricciare un pelo sotto l’ascella.