Archivio mensile:maggio 2013

venerdì 31 maggio: minnie’s

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Il telegiornale oggi ha detto che le edicole sono state prese d’assalto perché Topolino è arrivato al numero 3000 – tremila! – e quindi tutti i bambini hanno praticamente piantato delle litigate terribili con i genitori che magari volevano solo comprare Repubblica o qualche rivista per adulti e invece hanno dovuto affrontare file incredibili per accaparrarsi questo numero storico di Topolino. Io mi ricordo che leggevo Topolino e che però, una volta, per andare a trovare Preety Bheemuck – che, oltre ad avere un nome impronunciabile, era anche la mia ragazza ed abitava in francia – accecato dall’amore, sono andato dal fumettaro oltre il ponte – che ancora non avevano aperto la scorciatoia e quindi ci ho messo pure un sacco di tempo – e ho venduto tutti i fumetti della mia infanzia, compresi i Topolino e qualcosa come cento Dylan Dog, facendoci su giusto i soldi della benzina per la tratta forse fino a Modena Nord, a dire tanto. E comunque, tra tutti i personaggi di Topolino, eccetto Topolino stesso, quello più insopportabile è senza dubbio Minnie, che – a parte la scelta delle scarpe davvero orrende ed un proto-bigottismo in stile veneto tardo ottocentesco di fondo comune a tutta la compagine femminile della grande famiglia di Topolino – non si affronta e riunisce in sè tutto il peggio del campionario degli atteggiamenti di una donna. Ecco, non ci si spiega quindi perché i Minnie’s si chiamino Minnie’s, visto che sono persone a quanto pare simpatiche che hanno fatto uscire da poco questo disco, che si chiama Ortografia, per To Lose La Track, Fallo Dischi e Neat Is Murder, ed esistono più o meno da quando la ruota ha fatto la sua comparsa sulla Terra. Ecco, io impiegherò il resto di questa settimana, fino a venerdì 31 maggio – quando suoneranno a musica sigillata – per tentare di convincere i Minnie’s a non fare casino al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d, provocandone così l’inevitabile chiusura permanente in seguito ad uno scenografico arrivo in pompa magna delle forze dell’ordine con un agente che, palpeggiando un manganello, dice – sfilandosi gli occhiali da sole – “allora? che succede, ragazzi?”, il che mi consentirebbe di pronunciare però la leggendaria frase “C’è qualche problema, agente?”. Una cosa che ho sempre sognato di dire. Ecco, se vuoi vedere come l’hardcore diventa tenero o come un bar chiude e una rosa fiorisce sulla roccia, io ti consiglio di arrivare, magari non proprio alle 20.00, quando tutto avrà inizio, ma anche un po’ prima, così potrai bere infuso di rapa grisù e accomodarti su un cactus di design.

Se non c’è altro, io mi siedo sulla panchina, accanto a quel vecchio con la giacca di titanio che si tocca i genitali.
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giovedì 23 maggio: what contemporary means

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Dunque, un giorno ero in sala prove – nella vecchia sala prove, quella che per arrivarci si faceva una discesa in prossimità del cartello che indicava il MacDonald’s, il quale cartello era a sua volta di fronte ad un fruttivendolo e ad un tabaccaio sempre chiuso gestito da una donna che puzzava di vino già alle nove e tre quarti del mattino – ero seduto, stravaccato su una poltrona di quelle che ti inghiottono tipo sabbie mobili, col ginocchio a contatto col mento, e da una porta chiusa – si parla di anni fa, eh – sento questa miscela di chitarre tutte incastrate che mi sembrava una delle cose più belle passate in quella sala prove, dopo il grottesco trio formato da due testimoni di Geova che si erano messi insieme da poco e l’inquietante Licio, che si bullava di ricevere per posta elettronica le mail di donne ucraine che neanche ricordava di avere incontrato. Ma guarda un po’. Comunque, i Geova + Licio erano fascinosi per motivi extramusicali. Invece, quelli che stavano dietro la porta mi piacevano proprio e io ho chiesto “ma chi c’è dentro?” e Sergio mi ha detto “I What Contemporary Means”. Ecco, io da quel momento ho pensato che i What Contemporary Means fossero un gruppo del cristo e quando ci abbiamo suonato insieme, l’ho detto a tutti. Ho detto “I What Contemporary Means sono il nostro nuovo gruppo preferito”. Non ho mai capito come sono composti, nel senso che ci sono dentro fratelli e cugini, tipo i Mamas and Papas o i Kings of Leon, ma anche no. Comunque insomma, adesso hanno anche fatto uscire per FALLO DISCHI – un’etichetta, anche questa, mica da sganasciarsi – un EP in vinile, con una facciata serigrafata che io qualche tempo fa ho rischiato di rigare tutta perché non avevo mica capito che quella facciata era vuota e per il godimento della vista. E loro suonano giovedì 23 maggio a musica sigillata, in una di quelle serate che il portico davanti al Caffé Rubik di Via Marsala 31 barra d dovrebbe essere pieno come se buttassero le caramelle gommose o le magliette di radio deejay al motorshow. E questo è più o meno tutto. A parte che il concerto comincia alle 20.00, giusto poche ore prima che i vicini ci mandino l’esercito, e se vuoi bere o fare la pipì come fa di solito Francesca Piazzi – che ormai conosce questo bagno meglio di quello di casa sua (ammesso che ce l’abbia, visto che il dubbio, dopo un po’, ti viene) – ti conviene arrivare almeno alle 19.30. E’ chiaro?

Mi fa piacere, così posso consultare l’elenco del telefono, che ormai non serve più a niente.

mercoledì 15 maggio: rowan coupland

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Three Lakes è stato uno dei più bei live dell’anno scorso a musica sigillata. Ha parcheggiato lontanissimo e quando abbiamo posato a terra gli amplificatori avevamo le braccia che tremavano e non riuscivamo neanche a chiuderci le sigarette. Allora, quando mi ha chiamato e mi ha detto che c’era questo suo amico inglese che cercava una data, me lo sono andato ad ascoltare e ho deciso che era il caso di farlo suonare. Praticamente di Rowan Coupland, se lo vai a cercare su youtube, trovi diversi video in cui suona la chitarra sui tetti dal vivo oppure altri video in cui suona sui tetti e poi dentro una bara nera. Come si legge nel suo sito, in cui compare vestito tipo da elfo dei boschi, è stato in tour con gente come Mumford and Sons, Anna Calvi, Vetiver e Damien Jurado, tutta gente che tu leggi il nome e dici “Ma dai, incredibile”. Ora, lui suona un sacco di strumenti e ha la faccia di uno che prima ride e poi a un certo punto ti guarda e ti urla “esci da questa casa” e tu gli rispondi “ma questa è casa mia” e lui ti dice “non importa”. E tu esci. Arriva a musica sigillata mercoledì 15 maggio, con la chitarrina e una voce che sembra fatta apposta per interpretare un audiolibro di favole per orsi, al Caffè Rubik di Via Marsala 31/D – che, notizia dell’ultim’ora, grazie all’intercessione divina del nano della chiesa di fronte, non potrà mai più proiettare video contro il muro della chiesa di fronte – alle 20.00 ma se arrivi prima è meglio, perché Schiazza non vuole allestire il bar esterno e gode a vedere la gente che muore di sete durante i concerti.

Quella macchia che vedi sull’asfalto non è altro che la noia condensata.

giovedì 9 maggio: daniele sciolla

 

1-mid-res-1024x678-1Non so chi mi ha detto che Daniele Sciolla attualmente vive a Berlino. Forse nessuno. Quindi, io ho scritto che arriva diretto da Berlino, anche se magari non è vero, perché lui in realtà è di Cuneo, una di quelle città che ti dimentichi quando fai l’elenco delle province di una regione, tipo Asti, Pordenone, Gorizia e Rieti, per non parlare di quelle nuove come una che sta in Sardegna e della quale nemmeno la sigla che dovrebbe stare sulle targhe aiuta a ricordarsi. Come se Torino avesse come sigla ZX. Rendiamoci conto. Comunque, insomma, Daniele Sciolla viene da Berlino. No, dai. Però diciamo che a Berlino ci starebbe bene, ci ha anche suonato ed è una specie di metà uomo/metà macchina che produce suoni elettronici partendo da campionamenti e da una strumentazione che una volta persino il Dottor Spock ha detto “Bello quello, che cos’è?”. Poi però si è smaterializzato ed è ricomparso a Fregene, dove si è comprato un costume da bagno perché le tute di Star Trek sono sintetiche e quando c’è il sole poi è molto caldo e si suda parecchio e hai voglia a lavarle con l’aceto. Ecco, non credo che si sia capito molto cosa fa Daniele Sciolla, però lui è la prima volta elettronica di musica sigillata. Arriva giovedì 9 maggio al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d. Alle 20.00 ma se arrivi prima è meglio, specie se Schiazza si ostina a  non mettere neanche una cedrata fuori. dalla vetrina.

A proposito di vetrina, guarda che carine quelle scarpe di pelle di violinista del conservatorio.