venerdì 31 maggio: minnie’s

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Il telegiornale oggi ha detto che le edicole sono state prese d’assalto perché Topolino è arrivato al numero 3000 – tremila! – e quindi tutti i bambini hanno praticamente piantato delle litigate terribili con i genitori che magari volevano solo comprare Repubblica o qualche rivista per adulti e invece hanno dovuto affrontare file incredibili per accaparrarsi questo numero storico di Topolino. Io mi ricordo che leggevo Topolino e che però, una volta, per andare a trovare Preety Bheemuck – che, oltre ad avere un nome impronunciabile, era anche la mia ragazza ed abitava in francia – accecato dall’amore, sono andato dal fumettaro oltre il ponte – che ancora non avevano aperto la scorciatoia e quindi ci ho messo pure un sacco di tempo – e ho venduto tutti i fumetti della mia infanzia, compresi i Topolino e qualcosa come cento Dylan Dog, facendoci su giusto i soldi della benzina per la tratta forse fino a Modena Nord, a dire tanto. E comunque, tra tutti i personaggi di Topolino, eccetto Topolino stesso, quello più insopportabile è senza dubbio Minnie, che – a parte la scelta delle scarpe davvero orrende ed un proto-bigottismo in stile veneto tardo ottocentesco di fondo comune a tutta la compagine femminile della grande famiglia di Topolino – non si affronta e riunisce in sè tutto il peggio del campionario degli atteggiamenti di una donna. Ecco, non ci si spiega quindi perché i Minnie’s si chiamino Minnie’s, visto che sono persone a quanto pare simpatiche che hanno fatto uscire da poco questo disco, che si chiama Ortografia, per To Lose La Track, Fallo Dischi e Neat Is Murder, ed esistono più o meno da quando la ruota ha fatto la sua comparsa sulla Terra. Ecco, io impiegherò il resto di questa settimana, fino a venerdì 31 maggio – quando suoneranno a musica sigillata – per tentare di convincere i Minnie’s a non fare casino al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d, provocandone così l’inevitabile chiusura permanente in seguito ad uno scenografico arrivo in pompa magna delle forze dell’ordine con un agente che, palpeggiando un manganello, dice – sfilandosi gli occhiali da sole – “allora? che succede, ragazzi?”, il che mi consentirebbe di pronunciare però la leggendaria frase “C’è qualche problema, agente?”. Una cosa che ho sempre sognato di dire. Ecco, se vuoi vedere come l’hardcore diventa tenero o come un bar chiude e una rosa fiorisce sulla roccia, io ti consiglio di arrivare, magari non proprio alle 20.00, quando tutto avrà inizio, ma anche un po’ prima, così potrai bere infuso di rapa grisù e accomodarti su un cactus di design.

Se non c’è altro, io mi siedo sulla panchina, accanto a quel vecchio con la giacca di titanio che si tocca i genitali.
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