Archivio mensile:luglio 2013

WOLTHER GOES GIF

Wolyher

 

Ecco. E’ bruttissima ma ci piaceva farti capire che lui non sta mai fermo.

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domenica 21 e domenica 28 luglio: “MAR sala 2 – un anno dopo”

saporedimare2DVD2Sperando che abbiate capito che martedì ì6 c’è “La Foto di Zeno” e venerdì 19 “Yuletide”, una mostra di Mattia Lullini, mentre fuori non si sa bene che succede, scontrandoci con le nuove regole della monarchia burocratica subentrata al potere, dopo il colpo di stato in carta bollata, noi si fa il doppio passo e ci si prova comunque. Musica Sigillata presenta “Mar Sala 2 – Un anno Dopo”. Stessa spiaggia stesso mare. Ma due volte, per la gioia di chi ha finito la benzina e non può andare al mare a combattere la crociata per un metro quadrato di sabbia rovente.

Assetto – “prenda nota, ragionier Poretti, che poi a questi gli facciamo una bella multina”:
Portico riconvertito in Bagno rivierasco dei più trucidi, con sdraio, ombrelloni, piscine gonfiabili, dress code in costume da bagno e abbronzatura da guida con gomito affacciato, palme finte e gino paoli in consolle come se piovesse il cielo in una stanza.
Spiaggia aperta dalle 17.00.
Concerti alle 20.00.
Doppia data, per quest’anno, con SIN/COS – il nuovo progetto di Maolo Torreggiani (ex My Awesome Mixtape e Quackers & Mormons) il 21 luglio e Wolther Goes Stranger (il side project di Luca Mazzieri di A Classic Education) il 28.
Flyer a tiratura limitatissima (volendo, acquistabile al prezzo simbolico di 1 euro) in formato DVD come da immagine. Olè.
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(M.S. OFF) venerdì 19 luglio: “yuletide” – Una mostra di Mattia Lullini

New Delhi, India (pic by Raw Tella)

Quel ragazzo che vedete perfettamente a proprio agio su una scala di bambù che io non ci salirei neanche se avessi le scarpe con i propulsori, a milioni di metri da terra, è Mattia Lullini, che qualcuno di voi ricorderà per il baffo da sparviero all’inverso, il cappellino con la visiera e lo sguardo sbarazzino ma soprattutto per una serie di lavori zoomorfi a tecnica certosina – tra i quali, quello che si arrampica dai muri al soffitto del Caffé Rubik – sulle pareti di questa e di altre città. Ecco. Io finisco qui, dicendo che da venerdì 19 luglio, con vernissage alle 18.00 , fino al 10 agosto, lo stesso Caffé Rubik di Via Marsala 31/d ospita la mostra “Yuletide”, per le cui specifiche lascio la parola al comunicato ufficiale. Si sappia però che, nell’occasione, Mattia presenta anche un’opera realizzata appositamente per l’evento e che rimarrà permanente: un light-box a tre livelli di trasparenza intitolato “I tre volti di Yule”. (Questo l’ho copiato).

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19 luglio – 10 agosto 2013
Vernice 19 Luglio 2013 – ore 18:00
Caffè Rubik – via Marsala 31/D, 40126 Bologna

Yuletide
una mostra di Mattia Lullini

 

Yuletide, letteralmente Il tempo di Yule, è la festa d’inverno delle antiche religioni nord europee. La festività, che affonda le sue radici nell’alba dei tempi, celebra il passaggio dal vecchio al nuovo sole. Lo Yuletide si estende per i due mesi al cuore dell’inverno ed ha il suo apice nel giorno più corto dell’anno: il solstizio del 21 dicembre, definito Yule. I giorni, raggiunto allora l’apice di oscurità, rincominciano ad allungarsi in un momento estremamente carico di valenze magiche e simbolo di morte e rinascita al contempo.
Mattia Lullini un anno dopo essersi trasferito in Danimarca torna a Bologna per esporre una selezione della sua più recente produzione, quella appunto avvenuta durante il suo primo inverno scandinavo. L’oscurità e il freddo non ne hanno spento i tipici colori accesi, le atmosfere lisergiche e il linguaggio simbolico e criptico. Anzi ne hanno intensificato l’uso del colore e dello sfumato e hanno aggiunto alla sua tipica iconografia legata al mondo animale una ricerca nella direzione delle architetture e delle linee pure, arrivando a staccarle dal loro ambito decorativo fino a portarle all’astrazione.
Per l’occasione saranno esposte una selezione di dieci delle sue opere più recenti e sarà inoltre presentata un’opera realizzata appositamente per l’evento e che rimarra permanente presso la sede della mostra: un light-box a tre livelli di trasparenza intitolato “I tre volti di Yule”.

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L’italiano Mattia Lullini (1985) è conosciuto principalmente per le sue figure zoomorfe, coloratissime e fittamente decorate. Caratterizzato da uno stile personale e istantaneamente riconoscibile, il suo linguaggio è quello figurato delle allegorie e quello onirico e surreale dei sogni con il quale le sue figure multiformi e psichedeliche sono portate a veicolare in maniera leggera e accessibile messaggi intimi e di intenso carico emozionale. Ha avuto mostre personali, collaborato con brand internazionali e partecipato a progetti e festival di illustrazione e pittura su muro in Brasile, Danimarca, Francia, India, Inghilterra e Italia. E’ inoltre membro del progetto artistico-musicale Colorful Mountain e co-proprietario del progetto editoriale Thaumatropical. Correntemente vive e lavora a Copenhagen, Danimarca.

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http://www.cafferubik.com

http://www.mattialullini.altervista.org

martedì 16 luglio: la foto di zeno

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Io consiglio caldamente di ascoltare La foto di Zeno – tu dici, come posso ascoltare una foto? ma io ti rispondo che se mi fai finire magari poi capisci – io consiglio di ascoltare “Redistance” de La Foto di Zeno in uno di quei momenti, tipo questo, in cui sei talmente incazzato che ringhieresti in faccia ai leoni. Perché, quando Isa – prima di acquisire il superpotere dell’invisibilità – mi ha detto “dobbiamo assolutamente chiamare La Foto di Zeno”, io ho pensato subito ad una fotografia di Zeno Colò – neanche a La Coscienza di Zeno, proprio a Zeno Colò – con la fronte alta circa un metro e mezzo tra due sponde di capelli neri e gli sci di legno in spalla che sorride in camera, ma poi effettivamente sono andato ad ascoltare questa famosa Foto di Zeno e mi sono detto “Accidenti”. Isa aveva detto che non sembravano neanche italiani, il che lo trovo sbagliato se pensiamo a quanti italiani suonino come gruppi americani, però effettivamente se uno ora mi dicesse “i ragazzi sono di Carpi”, io risponderei “sì, infatti io mi chiamo Gionni La Corteccia e mangio ghiande sotto salamoia”, perché tutto mi viene da pensare tranne a Carpi, senza offesa per Carpi, che comunque rimane una città particolarmente fertile di gruppi intriganti. Ecco, io sul flyer ho scritto che fanno qualcosa tipo country ma non è vero. L’ho scritto perché certe volte mi mancano le parole e quindi, insomma, vatti ad ascoltare La Foto di Zeno, che cosa vuoi ancora da me. Ho sempre cambiato canale quando c’era “Alle falde del Kilimangiaro”, con quei resoconti di viaggio palesemente riscritti da gente pagata per rendere interessanti i resoconti dei turisti, con l’effetto di rendere tutto talmente falso che alla fine ti veniva voglia di tirare un sasso allo schermo per vedere se dentro c’erano gli gnomi. Comunque. La Foto di Zeno. Martedì 16 luglio alle 20.00 ma prima è meglio al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d.

Posso dirlo? Se non vieni sei un idiota. Non ci sarà nessuno.
Se vuoi cambiare canale, tra poco comincia Mille ricette col caco-mela su rai29. Il telecomando è dietro alla gondola.

giovedì 11 luglio: fargas

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Queste persone piuttosto ben vestite e immortalate in una foto di gruppo che lascia presupporre una certa invidia da parte dei due uomini in bilico su bracciolo e schienale del pregevole divano di pelle nei confronti degli altri due, ai quali sono stati assegnati ben più comodi atteggiamenti disinvolti, sono i Fargas, che nessuna parentela, credo, possono vantare  con Antonio Fargas, l’attore che in Stursky & Hutch interpretava Huggy Bear, l’informatore al quale poi qualcuno ha anche dedicato una canzone ma non mi ricordo chi. Comunque i Fargas sono di Modena, fanno un rock molto cantautorale – che è una parola brutta ma è meglio di niente – che sicuramente pesca qua e là tra mille riferimenti che piacciono moltissimo agli studenti siciliani fuori sede ma anche a chi non si è dimenticato la scuola dei grandi autori italiani degli anni settanta – che ogni tanto una collana in uscita in allegato al giornale con l’aggiunta di pochi spiccioli celebra come se fosse la prima volta e che Blow Up rivaluta una volta ogni sette mesi – e, tra le altre cose, gira voce che cucinino molto bene. Ad ogni modo, con una formazione semiacustica (come le chitarre coi buchi) e senza divano, arrivano a musica sigillata giovedì 11 luglio, in uno di quei giorni che forse fa caldo ma forse piove e comunque noi abbiamo il portico e quindi chi se ne frega. Al Caffé Rubik di Via Marsala 31/d. Alle 20.00 o forse prima.

Se si vestono di bianco, come nella foto qui sopra, la tentazione di macchiarne gli abiti candidi tramite lancio di oggetti sporconi potrebbe essere irresistibile. Ma ricordate che tra voi e loro ci sarà sempre una vetrina.
Ho visto un’orca fare la coda in autostrada. Credimi. Ho fatto anche una foto.

giovedì 4 luglio: Angus Mc Og

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“Nato il 4 luglio” è uno di quei film con un bell’attore, le cui recensioni dicono sempre che il bell’attore è imbruttito all’inverosimile, tanto che è quasi irriconoscibile, il che non mi trova per niente d’accordo, dal momento che, ad esempio, in “Nato il 4 luglio”, Tom Cruise secondo me è molto più bello e interessante che non in tanti altri film in cui gli si gonfiano le vene del collo e lui è rasatissimo che sembra la pubblicità di un dopobarba. Invece, in film come questi, con la barba lunga e possibilmente senza gambe, Tom Cruise è molto più affascinante. Come anche, che so, Brad Pitt in “Kalifornia”, che sembra un taglialegna a cui hanno appena detto che  Zia Tessy è morta nei campi, mentre seminava il grano, e lui sta ancora pensando a quanto era buona la tagliata di manzo che ha mangiato ieri sera. Un mio amico aveva preso invece il Brad Pitt di “Vento di Passioni” come punto di riferimento estetico e non è andata a finire benissimo. Otretutto, era nato il 5 luglio e si ostinava a dire di essere nato il 4 luglio, come Tom Cruise, che peraltro, in realtà,  è nato il 3. Invece, giovedì 4 luglio arriva a musica sigillata Angus Mc Og, che è un progetto amico del nostro amico ED, che ha garantito per lui e sul quale di conseguenza non abbiamo nessun dubbio. Però, visto che fidarsi è bene ma non fidarsi è più intrigante, siamo andati ad ascoltarcelo e allora io credo che lo avremmo chiamato anche se Ed ci avesse detto “non chiamatelo, mi sta antipatico”. Perché, insomma, se lo ascolti, te lo immagini col cappello da camionista e la giacca a scacchi (tipo Brad Pitt, in “Kalifornia”) che esce sulla veranda con una birra in mano, sputa tabacco per terra e poi, senza neanche voltarsi verso la zanzariera chiusa, dice qualcosa tipo “Brenda, vado a dirgliene quattro, a quel cazzaro di Tony Boy, vado a dirgliene”. Poi invece se ne va in un garage e tira fuori questa band che fa qualcosa a metà tra il folk degli Okkervil River, Iron & Wine, Wilco, eccetera. Gente così, insomma. Arriva in formazione ridotta, con chitarra e violoncello/ukulele e probabilmente avrà nella valigetta anche qualche copia di “Arnaut”, che è uscito a febbraio ed è piuttosto bello.
Le stesse cose sono queste. Alle 20.00 ma meglio prima al Caffè Rubik di Via Marsala 31/d. Dentro è caldo ma fuori si sta bene. Tu stai fuori.

Se vuoi passare oltre il recinto, usa le tenaglie del vecchio Sam.