Archivio mensile:aprile 2012

venerdì 4 maggio: il cane

Il Danese è un altro modo per dire l’Alano, che è un cane molto grosso e che molti ricordano per il capolavoro Disney “Quattro bassotti per un danese” – concepito nell’epoca in cui la Disney si era convinta che fare i film belli per le famiglie era una cazzata e allora faceva uscire sette film all’anno tipo “Il Cowboy col vestito da sposa” – e in “Quattro bassotti per un danese” praticamente succedeva che questi quattro bassotti facevano un sacco di danni e alla fine la colpa se la prendeva sempre questo danese, che era convinto di essere un bassotto. Insomma, era lo psicodramma di un alano. Matteo Dainese, invece, è Il Cane e fa musica d’autore in italiano e molti lo ricorderanno a suonare la batteria con gli Ulan Bator. Lui però si è chiamato Il Cane prima di Io sono un cane, I cani e tutti gli altri. Quindi è un po’ Il Cane per eccellenza. Arriva a Musica Sigillata in una formula abbastanza ridotta, tipo in due, venerdì 4 maggio e suonerà canzoncine anche dall’ultimo disco “Risparmio energetico”, che è un titolo di forte attualità e mi ricorda che ho una lampadina fulminata in bagno da circa due mesi. Lo potete vedere alle 20.00, più o meno, al Caffè Rubik di Via Marsala 31/d. Per il resto, è tutto scritto alla seconda uscita della tangenziale. Quella che porta qui sotto.

Il Cane è Matteo Dainese, per anni batterista degli Ulan Bator, Jitterbugs e molte altre bands. Di recente ha deciso di dedicarsi a suoi progetti personali e di gestire un’etichetta discografica che prende il nome di Matteite, con la quale ha prodotto il disco degli Elio P(e)tri.
Dopo “Feed the dog”, primo disco solista a nome “Dejligt”, Dainese crea Il Cane e scrive un album interamente in italiano: “Metodo di danza”, un disco che mescola elettronica a tinte acustiche, cosi come mescola melanconia a spensieratezza pop. “Metodo di danza” vede la presenza di numerosi ospiti, da Enrico Molteni di “Tre allegri ragazzi morti” a Ruggero Catania degli “Africa Unite”, da Enrico Librio degli “Amari” fino a Leo Virgili degli “Arbe Garbe”.
Dopo Metodo di danza arriva il 23 Gennaio 2012, Risparmio energetico, la nuova avventura de Il Cane uscito Matteite Records per . Scritto, registrato e arrangiato dallo stesso Dainese tra il 2010 e 2011, passando per Odense (DK), Udine, Roma e New York, è stato missato da Simone Sant all’Entropia Studios di Udine. Il secondo capitolo de Il Cane è un elenco di emozioni, un diario di bordo raccolto per lo più in viaggio, a bordo di treni, aerei e furgoni. Il Risparmio energetico è l’unico sistema di autodifesa da tutto ciò che ci coinvolge emotivamente e che, nel bene e nel male, ci circonda.
Anche in questo nuovo lavoro non mancano gli ospiti, tra i quali Andrea Appino (Zen Circus), Enrico Molteni (Tre Allegri Ragazzi Morti), Franz Valente (Teatro degli Orrori), Enrico Berto (Amari, Sick Tamburo), Lorenzo Commisso (Il Moro e il Quasi Biondo), Fabio Cussigh (Betzy), Ruggero Catania (Africa Unite, Wah Companion), Manuel Fabbro (Ulan Bator), Gianluca Liva (Alfabox).

 


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lunedì 23 aprile: Matteo Costa

Con una zeta che ne tradirebbe la provenienza anche se si vestisse col colbacco e i baffi finti, Matteo Costa è in realtà Matteo Romagnoli, patron di Garrincha e all’esordio discografico solista (“Sono solo matti miei”) dopo 10 anni di marchette, che se si fosse trovato un lavoro serio, porca miseria, adesso mica starebbe qua a pompare la bicicletta per fare uscire i dischi degli altri. Che poi uno dice, se ti scegli uno pseudonimo,  metti il factotum ritardatario in condizione di reperire immagini e materiale, selezionando un nome che non sia comune ad altre milleseicentosettantaquattro persone. Infatti, Matteo Costa si meriterebbe che gli affibbiassimo la fotografia dell’ingegner Costa, che non sappiamo chi sia ma è il primo della lista. E invece no. Poteva scegliere un nome tipo Sgarghenburber e invece ha scelto Matteo Costa. Vabbé. Comunque, lui arriva lunedì 23 aprile a Musica Sigillata. Alle ore 20 ma un po’ prima è meglio. Al Caffè Rubik di Via Marsala 31/d. Ma non c’è una funzione per fare in modo che queste cose si scrivano da sole? In ogni caso, tutti lì. Egli c’è, con melodie da cuore di panna. Come se fossimo tutti sulla bicicletta in due. E chi sta sul manubrio, sono fatti suoi.

Per il resto, leggi qui, vez.

Un cantautorato essenziale, amoroso, classico e contemporaneamente nuovo. 
Tra creato e immaginario c’è tutta la vita di Matteo Costa Romagnoli, 
nel disco in uscita il 21 Marzo 2012 per Garrincha Dischi. 
Avete voglia di sentirvi meglio? Matteo Costa è il nome d’arte di Matteo Romagnoli, una vita dedicata alla musica e alle storie d’amore: le passioni che trovano unione in questo esordio. “Sono solo matti miei” è il primo disco solista del fondatore di Garrincha Dischi. 
Dopo aver passato anni a fare i dischi degli altri (33 ore, lo stato sociale, l’orso) o insieme ad altri (4fioriperzoe, LE-LI), Matteo si racconta senza pudore in 13 brani di pop raffinato e cantautorato disilluso per dar vita a un disco essenziale tra il classico e il nuovo. La voce, una chitarra acustica e una batteria minimale sono gli elementi costitutivi del suono di un album che trova però il suo punto di forza negli arrangiamenti di fiati e archi, semplici e contemporaneamente raffinati. Ognuno di noi può ritrovare una sua esperienza dentro queste canzoni e se si è fortunati anche più di una. Le storie di questo disco sono l’esempio di come la condivisione e l’empatia con i suoi piccoli racconti espressi arricchisca la nostra esperienza e ci faccia sentire meglio. A volte malinconiche, a volte spensierate, queste canzoni ci accompagnano come una spalla sui cui piangere o a cui dare un cazzotto. L’amore in fin dei conti è solo una scusa per raccontare a noi stessi la propria visione del mondo e per addormentarci più leggeri, come se il nostro migliore amico c’avesse raccontato la sua ultima storia d’amore. Davanti a un buon bicchiere di vino e senza il timore di sentirsi giudicato. Matteo, che per questa produzione prende il cognome della sua mamma, oltre alla decennale attività di produttore e musicista, oltre a Garrincha Dischi, nella vita lavora come educatore in un centro per disabili gravi, ‘quelli che per convenzione sociale non vengono più chiamati matti, ma che di fatto tali rimangono’. E così si ritrova a portarsi il lavoro a casa e, seppure inconsciamente, a prediligere anche nelle relazioni, come nei compagni di viaggio, i matti. Quelli di cui si parla in questo disco. Quelli come Matteo Costa Romagnoli. 

venerdì 20 aprile: altre di B

Devo dire la verità. Abbiamo chiamato le Altre di B perché, dopo averli visti suonare al Covo una volta diversi anni fa, li ho risentiti ed erano completamente diversi. E io ho detto “Ma tu guarda”. Cioè. non è che fossero diversi, più pop o cosa. Facevano più o meno le stesse cose, si sentiva che erano loro, però erano diversi. Ho visto tanto materiale delle Altre di B – dico LE, poi magari si offendono, visto che sono tutti maschietti, ma è la vita che hanno scelto – dalle foto ai video live e la cosa che più mi ha colpito è che ci sono tante immagini in cui sono in mutande. Al concerto che ho visto io, erano vestiti. Però, insomma, la questione è che ho visto anche delle foto in cui erano in mezzo alla strada e una volta ho letto che suonavano in terrazzo. Quindi, ho detto, quasi quasi li chiamo e li sigillo. Io sono curioso, perché io so e loro sanno che non potranno essere uguali a come sono di solito, cioè diversi da come me li ricordavo. E l’unica certezza è che a un certo punto guarderò Edoardo e lui si starà toccando il colletto. Sempre h. 20.00, più meno ma meglio prima. Sempre CAffé Rubik di Via Marsala 31/d. Per il resto, c’è quello che vedete qui sotto. Che io non vorrei incollarlo, perché ho visto che lo incollano tutti, però insomma, ad un certo punto uno mica può fare tutto da solo e farlo anche bene. Per cui a me ogni tanto piace pensare di poter fare le cose non proprio bene. Diciamo che potete considerare il virgolettato che segue con la stessa attenzione con cui, alla radio, ascoltate i risultati delle altre di B.

“Se le storie migliori iniziano con “C’era una volta”, ecco questo non è il caso. Nel 2006 a Bologna faceva caldo ed è questo l’ultimo ricordo prima di una grande amnesia che ha offuscato le sudate porte della nostra mente. Abbiamo preso in mano gli strumenti bla bla bla quasi per caso bla bla bla sintonia bla bla bla intesa bla bla bla passione. É la storia normale di un quartetto normale. Alberto, Andrea, Giacomo e Giovanni. Tutto placido e tranquillo se non fosse per il nome del quartetto, che manifesta una inferiorità da serie minore, da serie B per l’appunto, una modestia senza pretese e vittimismi. Influenzati da chi parla sottovoce e suona senza amplificare gli strumenti, recitiamo su ribalte anonime proclamando piccole situazioni di vita e melanconici episodi. Supermario straightedge party, Flowers on the mountain top, Pillow fight, Milky moustache, Black coffee in Sandycove. Atei, amanti di Turner, della televisione con schermo a tubo catodico, dei romantici paesaggi irlandesi, amanti dei buoni libri e della musica da ogni angolo di mondo, ispirati dal blando ed irritante insegnamento liceale, parliamo in inglese perchè lo usano tutti, leggiamo Morozzi, Coe e Salinger perchè lo fanno in pochi. Vita tra skatepark e rock, tra sesso e Bibanesi, tra latte fresco e sala prove, abbiamo raggiunto palchi lontani grazie al libidinoso multivan sfattone anni 70. Definire un genere è davvero impossibile perchè è divertente rischiare. Non siete obbligati ad ascoltare”

mercoledì 11 aprile: bob corn

Bob Corn per molti è Tizio. Fatto sta che non ha bisogno di molte presentazioni, dal momento che il tempo passa e lui no. Lui c’è sempre e te lo vedi arrivare con la chitarra e quando suona c’è sempre un’atmosfera diversa, sembra che tutti si conoscano, perché tutti sorridono. Tizio si accompagna con i piedi, come se avesse un rapporto particolare con le superfici che stanno a terra e con tutto ciò che viene calpestato e infatti mi stavo chiedendo se microfonare il pavimento, quando l’11 aprile si presenterà al Caffè Rubik, per il secondo appuntamento del nuovo calendario giallo di Musica Sigillata. Ora, io non so. Per il resto, c’è Wikipedia.

Ah, per inciso. Si inizia sempre alle 20.00. Un grazie particolare a Isa, cioè Indipendead – che ora ha un nuovo sito croccante – e alle due persone – delle quali non faccio i nomi – che l’ultima volta mi hanno detto che Musica Sigillata è al momento la miglior rassegna del 2012 per idea+calendario. E’ già un premio.

MERCOLEDì 4 aprile: GIPSY RUFINA

Uno pensa che più si va avanti e più le cose migliorano, almeno a livello organizzativo. E invece, niente. Siamo ancora qui, in un ritardo mostruoso, a dire che mercoledì 4 aprile Musica Sigillata riparte con il programma di Aprile-Maggio. E ad aprire aprile – un verbo e un mese separati alla nascita…notevole – c’è Gipsy Rufina, che abbiamo fermato coi sassi mentre era in procinto di valicare la frontiera, giacché il tour prosegue all’estero – tipo Genova – e i modi per arrestare la corsa dell’uomo sono sempre più efficaci quando l’uomo perde i sensi. Ecco. Chi è Gipsy Rufina? Ve lo dice Isa (che mi ha spedito le parole che vedete qui sotto). Per il resto, solita storia. Solito orario (h.20.00 ma prima è decisamente meglio per la vostra gola). Solito bar esterno. Solito invito a salvare la strada dal gusto musicale di Edoardo portando i vostri mixtape di prima del rotore, quando si rollava con l’elica a pedali.

Dopo una carriera musicale dedicata al rumore, alla velocità Emiliano, con lo pseudonimo di Gipsy Rufina, pur mantenendo sempre in giusta dose quel retaggio punk nello spirito, si apre a sonorità acustiche in definitiva più mature e meno aggressive ed esplorando il mondo circostante non solo attraverso tour in solitaria, ma anche mediante melodie e composizioni dal sapore folk tradizionale che rimandano ai grandi classici del cantautorato in puro spirito “Troubadour” come Woody Gutrie, N.Young. Chitarra, suonata con dovizia tecnica ed estrema naturalezza; armonica, perfetto accompagnamento e completamento di testi talvolta curiosi talvolta intimistici, e voce, mai ostentata nè pretenziosa seppur di grande impatto qualitativo ed espressivo.