venerdì 20 aprile: altre di B

Devo dire la verità. Abbiamo chiamato le Altre di B perché, dopo averli visti suonare al Covo una volta diversi anni fa, li ho risentiti ed erano completamente diversi. E io ho detto “Ma tu guarda”. Cioè. non è che fossero diversi, più pop o cosa. Facevano più o meno le stesse cose, si sentiva che erano loro, però erano diversi. Ho visto tanto materiale delle Altre di B – dico LE, poi magari si offendono, visto che sono tutti maschietti, ma è la vita che hanno scelto – dalle foto ai video live e la cosa che più mi ha colpito è che ci sono tante immagini in cui sono in mutande. Al concerto che ho visto io, erano vestiti. Però, insomma, la questione è che ho visto anche delle foto in cui erano in mezzo alla strada e una volta ho letto che suonavano in terrazzo. Quindi, ho detto, quasi quasi li chiamo e li sigillo. Io sono curioso, perché io so e loro sanno che non potranno essere uguali a come sono di solito, cioè diversi da come me li ricordavo. E l’unica certezza è che a un certo punto guarderò Edoardo e lui si starà toccando il colletto. Sempre h. 20.00, più meno ma meglio prima. Sempre CAffé Rubik di Via Marsala 31/d. Per il resto, c’è quello che vedete qui sotto. Che io non vorrei incollarlo, perché ho visto che lo incollano tutti, però insomma, ad un certo punto uno mica può fare tutto da solo e farlo anche bene. Per cui a me ogni tanto piace pensare di poter fare le cose non proprio bene. Diciamo che potete considerare il virgolettato che segue con la stessa attenzione con cui, alla radio, ascoltate i risultati delle altre di B.

“Se le storie migliori iniziano con “C’era una volta”, ecco questo non è il caso. Nel 2006 a Bologna faceva caldo ed è questo l’ultimo ricordo prima di una grande amnesia che ha offuscato le sudate porte della nostra mente. Abbiamo preso in mano gli strumenti bla bla bla quasi per caso bla bla bla sintonia bla bla bla intesa bla bla bla passione. É la storia normale di un quartetto normale. Alberto, Andrea, Giacomo e Giovanni. Tutto placido e tranquillo se non fosse per il nome del quartetto, che manifesta una inferiorità da serie minore, da serie B per l’appunto, una modestia senza pretese e vittimismi. Influenzati da chi parla sottovoce e suona senza amplificare gli strumenti, recitiamo su ribalte anonime proclamando piccole situazioni di vita e melanconici episodi. Supermario straightedge party, Flowers on the mountain top, Pillow fight, Milky moustache, Black coffee in Sandycove. Atei, amanti di Turner, della televisione con schermo a tubo catodico, dei romantici paesaggi irlandesi, amanti dei buoni libri e della musica da ogni angolo di mondo, ispirati dal blando ed irritante insegnamento liceale, parliamo in inglese perchè lo usano tutti, leggiamo Morozzi, Coe e Salinger perchè lo fanno in pochi. Vita tra skatepark e rock, tra sesso e Bibanesi, tra latte fresco e sala prove, abbiamo raggiunto palchi lontani grazie al libidinoso multivan sfattone anni 70. Definire un genere è davvero impossibile perchè è divertente rischiare. Non siete obbligati ad ascoltare”
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