lunedì 23 aprile: Matteo Costa

Con una zeta che ne tradirebbe la provenienza anche se si vestisse col colbacco e i baffi finti, Matteo Costa è in realtà Matteo Romagnoli, patron di Garrincha e all’esordio discografico solista (“Sono solo matti miei”) dopo 10 anni di marchette, che se si fosse trovato un lavoro serio, porca miseria, adesso mica starebbe qua a pompare la bicicletta per fare uscire i dischi degli altri. Che poi uno dice, se ti scegli uno pseudonimo,  metti il factotum ritardatario in condizione di reperire immagini e materiale, selezionando un nome che non sia comune ad altre milleseicentosettantaquattro persone. Infatti, Matteo Costa si meriterebbe che gli affibbiassimo la fotografia dell’ingegner Costa, che non sappiamo chi sia ma è il primo della lista. E invece no. Poteva scegliere un nome tipo Sgarghenburber e invece ha scelto Matteo Costa. Vabbé. Comunque, lui arriva lunedì 23 aprile a Musica Sigillata. Alle ore 20 ma un po’ prima è meglio. Al Caffè Rubik di Via Marsala 31/d. Ma non c’è una funzione per fare in modo che queste cose si scrivano da sole? In ogni caso, tutti lì. Egli c’è, con melodie da cuore di panna. Come se fossimo tutti sulla bicicletta in due. E chi sta sul manubrio, sono fatti suoi.

Per il resto, leggi qui, vez.

Un cantautorato essenziale, amoroso, classico e contemporaneamente nuovo. 
Tra creato e immaginario c’è tutta la vita di Matteo Costa Romagnoli, 
nel disco in uscita il 21 Marzo 2012 per Garrincha Dischi. 
Avete voglia di sentirvi meglio? Matteo Costa è il nome d’arte di Matteo Romagnoli, una vita dedicata alla musica e alle storie d’amore: le passioni che trovano unione in questo esordio. “Sono solo matti miei” è il primo disco solista del fondatore di Garrincha Dischi. 
Dopo aver passato anni a fare i dischi degli altri (33 ore, lo stato sociale, l’orso) o insieme ad altri (4fioriperzoe, LE-LI), Matteo si racconta senza pudore in 13 brani di pop raffinato e cantautorato disilluso per dar vita a un disco essenziale tra il classico e il nuovo. La voce, una chitarra acustica e una batteria minimale sono gli elementi costitutivi del suono di un album che trova però il suo punto di forza negli arrangiamenti di fiati e archi, semplici e contemporaneamente raffinati. Ognuno di noi può ritrovare una sua esperienza dentro queste canzoni e se si è fortunati anche più di una. Le storie di questo disco sono l’esempio di come la condivisione e l’empatia con i suoi piccoli racconti espressi arricchisca la nostra esperienza e ci faccia sentire meglio. A volte malinconiche, a volte spensierate, queste canzoni ci accompagnano come una spalla sui cui piangere o a cui dare un cazzotto. L’amore in fin dei conti è solo una scusa per raccontare a noi stessi la propria visione del mondo e per addormentarci più leggeri, come se il nostro migliore amico c’avesse raccontato la sua ultima storia d’amore. Davanti a un buon bicchiere di vino e senza il timore di sentirsi giudicato. Matteo, che per questa produzione prende il cognome della sua mamma, oltre alla decennale attività di produttore e musicista, oltre a Garrincha Dischi, nella vita lavora come educatore in un centro per disabili gravi, ‘quelli che per convenzione sociale non vengono più chiamati matti, ma che di fatto tali rimangono’. E così si ritrova a portarsi il lavoro a casa e, seppure inconsciamente, a prediligere anche nelle relazioni, come nei compagni di viaggio, i matti. Quelli di cui si parla in questo disco. Quelli come Matteo Costa Romagnoli. 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: