giovedì 23 maggio: what contemporary means

WHAT

Dunque, un giorno ero in sala prove – nella vecchia sala prove, quella che per arrivarci si faceva una discesa in prossimità del cartello che indicava il MacDonald’s, il quale cartello era a sua volta di fronte ad un fruttivendolo e ad un tabaccaio sempre chiuso gestito da una donna che puzzava di vino già alle nove e tre quarti del mattino – ero seduto, stravaccato su una poltrona di quelle che ti inghiottono tipo sabbie mobili, col ginocchio a contatto col mento, e da una porta chiusa – si parla di anni fa, eh – sento questa miscela di chitarre tutte incastrate che mi sembrava una delle cose più belle passate in quella sala prove, dopo il grottesco trio formato da due testimoni di Geova che si erano messi insieme da poco e l’inquietante Licio, che si bullava di ricevere per posta elettronica le mail di donne ucraine che neanche ricordava di avere incontrato. Ma guarda un po’. Comunque, i Geova + Licio erano fascinosi per motivi extramusicali. Invece, quelli che stavano dietro la porta mi piacevano proprio e io ho chiesto “ma chi c’è dentro?” e Sergio mi ha detto “I What Contemporary Means”. Ecco, io da quel momento ho pensato che i What Contemporary Means fossero un gruppo del cristo e quando ci abbiamo suonato insieme, l’ho detto a tutti. Ho detto “I What Contemporary Means sono il nostro nuovo gruppo preferito”. Non ho mai capito come sono composti, nel senso che ci sono dentro fratelli e cugini, tipo i Mamas and Papas o i Kings of Leon, ma anche no. Comunque insomma, adesso hanno anche fatto uscire per FALLO DISCHI – un’etichetta, anche questa, mica da sganasciarsi – un EP in vinile, con una facciata serigrafata che io qualche tempo fa ho rischiato di rigare tutta perché non avevo mica capito che quella facciata era vuota e per il godimento della vista. E loro suonano giovedì 23 maggio a musica sigillata, in una di quelle serate che il portico davanti al Caffé Rubik di Via Marsala 31 barra d dovrebbe essere pieno come se buttassero le caramelle gommose o le magliette di radio deejay al motorshow. E questo è più o meno tutto. A parte che il concerto comincia alle 20.00, giusto poche ore prima che i vicini ci mandino l’esercito, e se vuoi bere o fare la pipì come fa di solito Francesca Piazzi – che ormai conosce questo bagno meglio di quello di casa sua (ammesso che ce l’abbia, visto che il dubbio, dopo un po’, ti viene) – ti conviene arrivare almeno alle 19.30. E’ chiaro?

Mi fa piacere, così posso consultare l’elenco del telefono, che ormai non serve più a niente.
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